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Il Pontificio Collegio Greco

nel "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica" del Moroni1)

Voce "Collegio Greco" vol. XV, pag 166 e segg.

Allo zelo apostolico di Gregorio XIII deve la sua fondazione, come ai legge nella costituzione, “In Apostolicae sedis”, data a’ 13 gennaio 1577, (Bull. Rom. t. IV, I. 111, p. 324). Eretto venne da quel Pontefice nella via del Babbuino, che conduce a piazza del popolo, detta anticamente Paolina, perché aperta da Paolo III; e dedicato, in uno alla contigua chiesa pure da lui edificata, a s. Atanasio vescovo Alessandrino, uno de’ principali santi e patroni della nazione greca, zelantissimo sostenitore della dottrina ortodossa, per lo spazio di circa quarantasei anni, per cui ebbe a combattere contro gli ariani, ed a soffrire lunga e grave persecuzione. Il perché nell’elogio fattone da s. Gregorio Nazianzeno, viene chiamato Occhio luminoso del mondo, gran presidente e norma de’ sacerdoti, voce sublime, sostegno della fede, lucerna di Cristo, e secondo precursore. Fu s. Atanasio che compose il simbolo, cui conosciamo col suo nome, e recatosi in Roma verso l’anno 340, vuolsi che vi piantasse l’istituto de’ monaci dell’Egitto, e recitasse il suo simbolo al Papa s. Giulio I.

Col disegno pertanto di Giacomo della Porta, Gregorio XIII eresse l’edifizio pel Collegio, e la chiesa di s. Atanasio di buona forma; ma la facciata con due campanili di buon gusto, è architettura di Martino Longhi il vecchio. Il Cardinal Giulio Santorio la benedì, e gettò nelle fondamenta la prima pietra a’ 23 novembre 1580, terminandosi la fabbrica nel 1583; sebbene in appresso quella del Collegio venisse ampliata e rinnovata.

L’interno della chiesa ha cinque altari di ordine corintio, con dipinti di Francesco Trabaldese, e del cav. d’Arpino. L’altare maggiore è separato dalla chiesa da una specie di barriera di noce chiusa secondo il rito greco, non diverso forse dal penetrale degli antichi, e con tre porte: partizione che propriamente chiamasi il pronao, che divide la chiesa dal polyagios, o sia dal santuario. Ivi il detto Trabaldese dipinse nel fregio le teste de’ dodici Apostoli, l’immagine della b. Vergine col divino Fanciullo, s. Gio. Battista, e i due santi dottori greci. Nel detto altare maggiore evvi un ciborio in legno di buon modello, che vuolsi disegno del menzionato Giacomo della Porta.

A benefizio adunque della nazione greca fondò Gregorio XIII il Collegio, acciocché ivi fossero istruiti nelle scienze, e nelle verità cattoliche i giovani, che, ordinati sacerdoti, tornando alle loro patrie, confermassero nella fede i greci cattolici, procurassero la conversione degli scismatici ed eretici, e prestassero la dovuta ubbidienza al Romano Pontefice. E perché poi con diligenza si osservasse l’antico rito greco, comandò Gregorio XIII che col rito medesimo nella contigua chiesa si celebrasse, ed ivi si facessero le sagre ordinazioni dal vescovo greco, che a tal effetto risiede in Roma.

Arricchì il magnanimo fondatore di rendite il Collegio, gli concesse molti privilegi, esentò i suoi alunni dallo studio pubblico della città, e ricevendolo sotto l’immediato patrocinio della santa Sede, gli diede un Cardinale per protettore. Mentre era protettore del medesimo il Cardinal Maffeo Barberini, che nel 1623 divenne Pontefice col nome di Urbano VIII, ne affidò la cura e il governo a’ religiosi della compagnia di Gesù, i quali zelantemente lo diressero sino dopo la metà del secolo decorso, e sotto di loro frequentavano quegli alunni le scuole del Collegio romano. Abbiamo però dal ch. gesuita Jul. Caes. Cordare Hist. soc. Jesu. pag. 347, che la cura del Collegio greco affidata da Gregorio XIII ai gesuiti, fu da essi dimesa, ma che la ripigliarono nel 1622 sotto Gregorio XV, immediato predecessore di Urbano VIII. Questa istituzione ebbe lo stesso mirabile scopo degli altri Collegi, fondati per la propagazione della fede cattolica. L abito degli alunni venne prescritto in una sottana talare, cinta ne’ lombi con cintura di lana rossa, sopra la quale portano una veste più lunga aperta nella parte davanti, pure con maniche larghe all’usanza de’ monaci greci, e del colore della sottana, cioè paonazzo. In casa usano una berretta di greca forma, e fuori il cappello clericale. Il gesuita Bonanni, descrivendo nel suo Catalogo l’alunno del Collegio greco, ne dà altresì la figura.

Diploma di dottorato di Pietro Arcudi, 1591
Diploma di dottorato
di Pietro Arcudi,
1591

In questo Collegio furono anso allevati alcuni ruteni, monaci di.a. Basilio, seguaci del rito. greco, i quali divennero utili alla Chiesa, ed alcuni furono innalzati alle dignità ecclesiastiche, e fecero gran bene nella Russia, nella Polonia e nella Lituania, nel modo che descrive il Piazza, nelle Opere pie di Roma a pag. 235, parlando del Collegio Greco. Fra gli alunni che fiorirono per pietà, dottrina ed egregie doti, vanno rammentati Giuseppe Velamina, il quale divenne metropolita della Russia; Pietro Arcudi, commendevole per zelo, ed opere pubblicate a vantaggio della Fede; Gio. Matteo Cariofoli peritissimo nelle lettere greche e latine, autore di molti libri, morto arcivescovo d’Iconio; il celebre Leone Allazio, il cui nome è un elogio, pel gran numero di dottissime opere date alla luce, e per la sua profonda erudizione.

Leone Allazio:<br>ritratto conservato nel Collegio Greco
Leone Allazio
 Collegio Greco

Egli fu primo custode della biblioteca vaticana, e sopraintendente della rinomata stamperia di Propaganda, ed il Cancellieri ha registrato gli scrittori della sua vita in Coenotaphiuns Antonelli, etc., pag. 23. Gli altri distinti alunni sono Nicodemo Gorgoginio metropolita di Cristianopoli; Giosafat Azales, che ridusse i monaci della Tessaglia all’ubbidienza del Papa Paolo V; Francesco Cocco, il quale convertì il patriarca Raffaello; Ignazio Mendoni, che meritò essere chiamato il santo profeta; Costantino Filomati; Niceforo Melisseno metropolita di Paro Naxia; Filippo Moretti di santa vita, e che si fece monaco a Grottaferrata; Neofito Rodinò zelantissimo missionario, vescovo e benemerito autore di opere; Francesco Gozzadini vescovo di Zante, e Cefalonia; Geremia Barberigo arcivescovo di Paro Naxia, il quale sparse il sangue per la fede; Canacchio Rossi, lettore di lingua greca nella romana università; ed altri molti registrati onorevolmente dal citato Piazza, pag. 221, fra’ quali Nicolò Alemanni,che divenne primo custode della biblioteca vaticana, peritissimo in tutte le scienze, e Giovanni Cottunio, primario lettore di filosofia nella celebre università di Padova.

Colla celebrazione dei divini ufficii nel rito greco, fatta dagli alunni nella chiesa di s. Atanasio, si dà una manifesta testimonianza della concordia ed unione della Chiesa greca colla latina, e della venerazione che professa la Chiesa greca al romano Pontefice capo di tutta la Chiesa cattolica. In rito greco si celebra il solenne pontificale in detta chiesa, per la festa dell’Epifania, e a’ 2 maggio per quella del santo titolare, dal vescovo greco.

Stemma di Clemente XI,diakonikon inizio XVIII sec.
Stemma di Clemente XI,
diakonikon
inizio XVIII sec.

Clemente XI non solo accrebbe considerabilmente le rendite del Collegio, ma ogni anno del suo lungo pontificato, si recava in quella chiesa per la festa di s. Atanasio a celebrarvi la messa; ed è perciò che i patriarchi greci di Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, e Gerusalemme gli spedirono i loro apocrisari a ringraziarlo, chiamandolo Pastore Universale. L’altra solenne funzione che si fa nel venerdì santo in detta chiesa dai medesimi alunni, è il divotissimo funerale ad un’immagine di stucco rappresentante Gesù Cristo, posta sopra sontuosa bara. In quel dì il vescovo greco, che fa la funzione secondo il rito, distribuisce al popolo fiori, e melangoli. Nello stesso venerdì santo, secondo l’antico rito, Benedetto XIII nel 1725 nella cappella pontificia dopo il Passio, fece dire il vangelo in greco, come avea fatto della Lezione, da due alunni del Collegio greco. E siccome anticamente nella stessa cappella pontificia la prima profezia del sabbato santo pronunziavasi in greco, e ripetevasi in latino, lo stesso Benedetto XIII nella prima funzione del sabbato santo da lui celebrata, volle che un alunno del Collegio greco leggesse la prima profezia in lingua greca, dopo di essere stata pronunziata in latino da un cantore della medesima cappella. Su di che è a consultarsi il Rodotà, Origine del rito greco in Italia pag. 240.

A due alunni poi di questo Collegio stabilì Sisto V, con sua costituzione del primo settembre 1586, che appartenesse l’onorevole uffizio del diacono, e del suddiacono greco nei pontificali solenni, cui celebra il sommo Pontefice per la sua coronazione, per la canonizzazione, per le feste di Natale, Pasqua, e s. Pietro, non che per circostanze straordinarie, permettendo Sisto V colla stessa costituzione, che la loro ordinazione si potesse eseguire anco da un vescovo latino, affinché non debbano mai mancare al servigio della cappella pontificia, come si legge nel t. V, parte I, pag. 160, del Bull. Rom. Fu Clemente VIII che nel 1595 destinò il vescovo greco a conferire gli ordini sagri agli alunni greci d’Italia. V. il Mortene De antiquitate Eccl. etc., t. I, p. 378, e 380; il Giorgi Liturgia Rom. Pont. t. Il, p. 140, ed il p. Gattico Acta Caerem. p. 99.

Pompilio Totti nel Ritratto di Roma moderna a pag. 452, dice che nel 1638 si cantava l’evangelo in greco da uno scrittore greco della biblioteca vaticana, e l’epistola da un alunno del Collegio greco. Fu poi Benedetto XIII, che introdusse l’uso di vestire cogli abiti della chiesa greca il diacono e suddiacono, i quali debbono cantare nella messa pontificale del Papa, e nel greco idioma il vangelo, e l’epistola, che presso la chiesa greca cantasi dall’Anagnoste con un abito suddiaconale, di nuova foggia, diverso dalla tonicella latina, che prima si usava, non avendo il suddiacono presso i greci abito proprio, e non accostandosi neppure all’altare, peraché non è di un ordine sagro. Forse Benedetto XIII avrà voluto seguire l’esempio dei concilio di Lione, celebrato da Gregorio X, nella cui messa solenne celebrata dal Papa alla presenza di Michele Paleo logo imperatore greco, in argomento di sincera unione della Chiesa latina alla greca, furono cantati il vangelo e l’epistola greca in abiti sagri, e dai Cardinali e prelati latini venne cantato il simbolo della fede, in latino, il quale fu recitato in greco dal patriarca di Costantinopoli, e dai vescovi greci della Calabria, come racconta il citato Rodotà, Origine del rito greco in Italia, t. III, p. 243. Non sono poi nella messa del Papa comunicati il diacono, e suddiacono greci, perché molte volte sono sacerdoti, e per non farli variare nel rito senza bisogno, comunicandosi i greci in fermentato. V. Jo. Gottfr. Hermanni, Historia concertationum de pane azymo et fermentato in Coena Domini, Lipsiae :737. V. CAPPELLE PONTIFICIE.

II Pontefice Clemente XII fu talmente amorevole co’ greci, che colla autorità della bolla, Inter multiplicis, data agli 11 ottobre 1732, Bull. Rom. tomo XII p. 314, fondò in Ullano, diocesi di Bisignano, nella Calabria, il Collegio italo-greco, cioè nel palazzo abbaziale di s. Benedetto, colla dote di quella antica abbazia, e di altri seimila scudi datigli del proprio, perché propagata fosse vieppiù nella Grecia la fede cattolica per mezzo di giovani cattolici, che dispersi nelle Calabrie, e nella Sicilia, in esso fossero educati. Molti degli alunni del Collegio greco di Roma furono parrochi de’greci, i quali dimorano in gran numero nel regno delle due Sicilie.

Nel pontificato di Clemente XIV, la direzione del Collegio greco passò dai gesuiti ai sacerdoti secolari, finchè nelle politiche vicende delle invasioni di Roma, restò chiuso come tanti altri pii istituti. Ristabilite le cose dal glorioso Pio VII, ed aperto nuovamente il celebratissimo Collegio Urbano (Vedi), colle superstiti rendite si posero in esso alcuni giovani greci per alunni, finché ne’ primi anni dell’odierno pontificato il Collegio greco fu posto in attività, frequentando gli alunni per lo studio delle scienze il nominato Collegio Urbano. Conserva ancora il Collegio greco la biblioteca del sullodato Leone Alla zio, da esso lasciata per memoria di esservi stato alunno. Fu da ultimo egualmente disposto dalla sagra congregazione di Propaganda, da cui dipende, che il Cardinal protettore del Collegio greco, sarebbe sempre il prefetto generale pro tempore, dell’intessa cardinalizia congregazione. Non deve poi passarsi sotto silenzio, che nella casa religiosa presso la chiesa di e. Silvestro al Quirinale, si vuole che Giano Lascaris, uno de’ famosi letterati esule dalla Grecia, aprisse sotto Leone X un Collegio di gioventù, per istruirla nelle scienze e nelle lettere greche, come sembra dalla prefazione, che premise all’antico Scoliaste di Omero, stampato in Roma nel 1517.

Gaetano Moroni: Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. vol. XV pag 166 e segg.


1) Gaetano Moroni (Roma, 17 ottobre 1802 – Roma, 3 novembre 1883) bibliografo e bibliofilo, dignitario pontificio, ed erudito, autore del noto "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica". Questo, stampato a Venezia presso la Tipografia Emiliana, è costituito da 103 volumi, editi tra il 1840 ed il 1861, ai quali si sono poi aggiunti 6 volumi di indici, usciti tra il 1878 ed il 1879, che costuiscono anche un aggiornamento delle voci trattate.

S. Atanasio de' Greci