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b

battesimale, veste ὁ χιτών φωτεινός, ἡ φωτοειδ ὴ ς στολή La veste fatta indossare al neobattezzato immediatamente dopo l’immersione battesimale. Nel mondo ortodosso è considerata sacra e deve essere conservata con cura o distrutta con il fuoco.

battesimo βαπτισμός Primo sacramento dell'iniziazione cristiana. Per questo motivo il rito si svolge nel nartece, ricordo dell'usanza dei primi secoli in cui il battistero era un edificio separato dalla chiesa. La Chiesa bizantina amministra il Battesimo per immersione, nella kolimvithra, con acqua appositamente benedetta nel contesto stesso della cerimonia. Secondo la prassi, antichissima, il Battesimo viene immediatamente seguito dal rito della Confermazione e dall'amministrazione dell'Eucarestia.

battesimo della Croce Immersione della croce nell'acqua durante la celebrazione del grande aghiasmos nel giorno della Teofania.

battistero φωτιστήριον Luogo ove è posto il fonte battesimale (kolinvìtra). Quando questo non è collocato in un edificio apposito, viene posto nel nartece.

beatissimo appellativo onorifico dei Patriarchi (per i quali si usa anche l'appellativo Santità) e di alcuni Arcivescovi maggiori. Sua Beatitudine NN.

bema v. Vima.

bikion βικίον v. rantistirion

blachernitissa βλαχερνίτισσα Rappresentazione di Maria orante, prende nome dalla chiesa detta di Blacherne in Costantinopoli.

blàttion βλάττιον Drappo che ricopre e decora l'analoghion per la lettura del Vangelo.

brefocratusa βρεφοκρατοῡσα (Colei che regge il Bambino). Tipo di icona mariana.



c

calendario giuliano Il calendario secondo la riforma promulgata nel 46 A.C. da Giulio Cesare. Vedi anche la voce seguente.

calendario gregoriano Il calendario giuliano è di undici minuti più lungo del calendario astronomico; ciò determina uno scostamento di tre giorni ogni 400 anni. Nel XVI secolo questa differenza era giunta a 10 giorni, per cui l'equinozio di primavera, base per il calcolo della data di Pasqua cadeva l'11 marzo anziché il 21. Per rimediare a ciò nel 1582 Gregorio XIII promulgò (dopo un tentativo di accordo con il patriarca di Costantinopoli) una riforma del calendario che prese il suo nome, sopprimendo dieci giorni dal calendario e disponendo che per il futuro sarebbero stati considerati bisestili soltanto gli anni secolari divisibili per 400. Questa riforma accolta immediatamente soltanto nei paesi cattolici, incontrò negli altri paesi resistenze per motivi politici e religiosi, venendo adottata nei paesi ortodossi, ai fini civili, soltanto all’inizio del XX sec. I fedeli di rito bizantino in Italia seguono il calendario gregoriano sia per le feste fisse che per quelle mobili, legate alla Pasqua. Le Chiese di Costantinopoli, Grecia, Romania, e quelle ad esse collegate, usano il calendario gregoriano (più propriamente un calendario giuliano riformato, molto prossimo a quello gregoriano) per le feste fisse, mentre seguono quello giuliano per la determinazione della data della Pasqua. La Chiesa di Russia usa il calendario giuliano non soltanto per le feste mobili, ma anche per le feste fisse, celebrando così il Natale nel giorno che per lo stesso calendario civile russo (l'adozione del calendario gregoriano fu uno dei primi atti del governo rivoluzionario nell'ottobre del 1917) risulta essere il 7 gennaio. Le comunità cattoliche che risiedono in paesi a maggioranza ortodossa sono autorizzate, in spirito ecumenico, a celebrare la Pasqua in coincidenza con quella della maggioranza della popolazione.

calofonico, stile Modalità di canto particolarmente ornata.

calògero καλόγερος (bel vecchio) Appellativo tradizionalmente usato per indicare un monaco.

calvario Immagine di Cristo crocifisso affiancato da Maria e Giovanni vd. lypira. È di norma posto sulla sommità dell’iconostasi sì da poter essere vista da ogni punto della chiesa.

canonàrca κανονάρχης Il solista incaricato di suggerire ai cantori le parole degli inni e la melodia su cui modularli.

cànone κανών 1) Composizione innografica composta di nove odi; ogni ode preceduta da un irmo è composta di più tropari. 2) Disposizione di carattere disciplinare od organizzativa di un Concilio.

cantaro vd. fiala

canto liturgico Ogni azione della Chiesa bizantina è accompagnata dal canto sia dei celebranti che del popolo o dei cantori. Il canto bizantino è sempre monodico, essendo bandita ogni forma di polifonia come l'uso di qualsiasi strumento musicale. La voce del cantore è sostenuta soltanto dall'ison. Caratteristica del canto liturgico bizantino è l'alternarsi di due cori durante le officiature. Tale tradizione ha origine dal cerimoniale della corte imperiale di Bisanzio le cui cerimonie erano scandite e sottolineate dagli inni ed acclamazioni dei cori delle due fazioni degli Azzurri e dei Verdi.

cartofilàce χαρτοφύλαξ Dignitario ecclesiastico, archivista del patriarcato o dell'eparchia.

catechèsi κατήχησις Insegnamento orale che si dava a coloro che si preparavano al Battesimo, ai catecumeni.

catecùmeno κατηχούμενος Colui che riceve la prima istruzione cristiana - catechesi - per ricevere il Battesimo. È detta liturgia dei catecumeni la prima parte della Divina Liturgia sino al grande isodos, perché era l'unica parte del rito cui fosse loro consentito di assistere.

cenobìtico κοινόβιον Monastero i cui monaci fanno vita in comune, svolgendo ciascuno i compiti affidatigli per l'andamento della casa, e riunendosi per le officiature e la consumazione dei pasti. È retto da un egumeno o archimandrita eletto di norma a vita.

ceroferàri λαμπαδοῡχος Portatori di ceri o lampade durante il grande e il piccolo isodos e le processioni.

ceromàstice κηρομαστίχη Miscela di mastice, cera, polvere di marmo, incenso, mirra, aloe ed altre sostanze, utilizzata nella cerimonia di consacrazione di un altare, per fissare la tavola alle colonnine che la sostengono.

chalkopratissa χαλκοπράτισσα vd. aghiosoritissa.

charistikarios χαριστικάριος Laico cui è affidata l’amministrazione di un monastero.

chartularios χαρτουλάριος Archivista

cheretismì χαιρετισμοί Le varie stanze dell’inno akathistos, così chiamate per la continua ripetizione del saluto angelico chere (gioisci).

chernivòxeston χερνιβόξεστον Brocca e bacile usati per il lavacro delle mani del Vescovo durante la Liturgia Pontificale.

cherùbico, inno v. Cherubikon.

cherubikòn χερουβικὸς ὕμνος Inno risalente al VI secolo cantato al momento del grande isodos che inizia con le parole “Noi che misticamente rappresentiamo i Cherubini…”. Il sabato santo santo e nella Liturgia dell'encenia questo inno viene sostituito dall'altro sighisato...

chiesa ναός, ἐκκλησία La costruzione della chiesa è decisa dal vescovo in base alle esigenze di culto della popolazione ed è da lui inaugurata dopo la consacrazione dell'altare con il myron.La chiesa deve essere orientata in maniera tale che durante la preghiera il sacerdote ed i fedeli siano rivolti ad oriente, donde proviene il Salvatore, vero sole del cristiano. In una chiesa si eleva un solo altare, perché uno è il popolo di Dio. Le parti della chiesa sono il pronao, o esonartece, il nartece, la navata, l'abside che include il vima. Alcune di queste parti possono mancare, ma ciò non rende impossibile la celebrazione del culto. La tradizione ha codificato la decorazione delle varie parti del tempio, realizzata con mosaici ed affreschi. Le statue non hanno mai trovato posto nelle chiese bizantine, essendo limitato l'uso della scultura a fregi e capitelli.

chiesa, grande ἡ μεγάλη ἐκκλησία vd. grande chiesa.

chirògrafo del peccato testo, di norma in forma di rotolo, che elenca i peccati dell’umanità recato in mano nelle icone da Cristo o più di rado dalla Vergine.

chirotonìa χειροτονία L’imposizione delle mani da parte del Vescovo nel conferimento degli ordini sacri.

chirotesìa χειροϑεσία L’imposizione delle mani da parte del Vescovo nel conferimento di una dignità che non sia l’ordine sacro.

chiton χιτών Tunica indossata sotto l’imation od il maphorion.

choneftìrion χωνευτήριον Vasca, situata in genere presso la protesi, usata per versare l’acqua usata per il Battesimo o per il lavaggio degli oggetti sacri.

choros o kyklos χορός Larga struttura circolare o poligonale pendente dalla volta della chiesa e che sostiene numerose lampade.

chorostasìa vd. corostasia.

chrismon χρισμόν Monogramma costantiniano, le prime due lettere greche del nome di Cristo X e P intrecciate.

chyma χύμα Maniera monotona e continua di leggere un testo, es. il tetraevangelio.

cibòrio κιβόριον 1) Piccola cupola sorretta da quattro colonne (simbolo degli evangelisti) che copre l'altare. Dal suo centro pende l'artoforio se a forma di colomba. 2) Contenitore in cui sono riposte le reliquie sotto l'Altare (Simeone di Tess. PG 342 b).

cicli liturgici L'officiatura bizantina è determinata dal sovrapporsi ed intrecciarsi di tre cicli temporali:

  1. Ciclo delle feste mobili. Ha come base la Pasqua ed è costituito dalle feste che da essa dipendono.

  2. Ciclo delle feste fisse. È quello delle feste che ricorrono a data fissa. Ha inizio il primo settembre.

  3. Ciclo settimanale. La settimana bizantina inizia con la domenica, il giorno della Resurrezione del Signore, il primo dopo il sabato. Il lunedì è dedicato agli Angeli. Il martedì è consacrato a S. Giovanni Battista. Il mercoledì (in cui si ricorda il tradimento di Giuda) ed il venerdì (ricordo della Passione) sono giorni di penitenza e digiuno per tutto l'anno. Il giovedì è consacrato agli Apostoli. Il sabato è destinato in particolare alla preghiera per i defunti.

clamide χλαμύς Lungo mantello, di solito fissato sulla spalla sinistra con una fibula.

colomba eucaristica v. artoforio.

colori liturgici La Chiesa bizantina non ha la dettagliata simbologia dei colori propria della Chiesa latina. Si fa distinzione tra colori luminosi (chiari) utilizzati normalmente e colori scuri: blu od anche nero utilizzati nella Grande settimana e nelle funzioni funebri. A seconda della tonalità il rosso può essere considerato luminoso o scuro. In linea di principio vale la consuetudine di utilizzare nelle grandi feste i paramenti migliori disponibili. Alcune Chiese anche ortodosse hanno introdotto regole sull'uso dei colori a somiglianza della Chiesa latina.

concelebrazione Prassi consueta della chiesa bizantina è sempre stata la concelebrazione da parte di più sacerdoti. Durante la celebrazione i vari concelebranti si dispongono attorno all'altare alternativamente a destra e sinistra del primo celebrante in ordine decrescente di rango ed età.

confermazione χρίσμα Nella Chiesa bizantina la Confermazione viene amministrata dal parroco, o da un sacerdote da lui delegato, con il myron consacrato dal vescovo, immediatamente dopo il conferimento del Battesimo nel contesto della stessa cerimonia.

confessione L’atto di riconoscimento e confessione dei propri peccati da parte di un individuo davanti a Dio, alla presenza di un sacerdote (pneumatikos) a ciò autorizzato che assegna l’epitimia. Di norma ha luogo davanti ad una icona di Cristo. Il rituale prevede due forme per la sua celebrazione: individuale e comunitaria. La confessione è sempre segreta ed individuale, l’assoluzione può essere comunitaria.

corepiscopo χωρεπίσκοπος Vescovo con autorità sui territori circostanti una città, vescovo ausiliare.

corona Corona di metallo o di stoffa ad imitazione di fiori di limone, con il quale il Sacerdote incorona gli sposi durante il sacramento del Matrimonio. La corona è bianca in segno di purezza e rappresenta il potere degli sposi, come re e regina della loro casa. La corona è formalmente deposta con un’apposita cerimonia dopo otto giorni.

corostasìa χοροστασία L'assistere del Vescovo od altro dignitario ad una funzione liturgica stando “in mezzo al coro”, in realtà al trono esterno od altro seggio distinto, quando non presiede la celebrazione all'altare.

crisma χρίσμα olio comune benedetto dal sacerdote per le unzioni prebattesimali. Non deve essere confuso con il myron.

Cristo gran sacerdote "tipo" di icona: il Salvatore appare vestito di abiti pontificali con la corona. Viene posta sovente sul dossale del trono episcopale.

croce σταυρός La croce bizantina ha in genere i due bracci disuguali, quello orizzontale più corto del verticale. Nell'ambiente slavo reca altri due bracci trasversali: uno corto orizzontale, al disopra di quello principale, rappresenta il cartello su cui secondo il Vangelo Pilato fece porre la scritta «Gesù Nazareno Re dei Giudei»; l'altro, presso il piede della croce, obliquo deriva da un errore di interpretazione da parte degli artisti slavi, della rappresentazione prospettica della tavoletta orizzontale su cui in alcuni casi figurano inchiodati i piedi del Cristo.

croce benedizionale Σταυρός εὐλογίας Piccola croce - 20 - 30 cm. di altezza - usata dal vescovo e dal sacerdote durante le processioni e la Liturgia per benedire il popolo. Viene usata, quando non se ne utilizzi una apposita contenente reliquie, al termine del grande aghiasmos per il battesimo della Croce.

croce pettorale Croce appesa ad una catena portata al collo sull'abito o sui paramenti dall'archimandrita e dall'arciprete. In Russia è portata da tutti i sacerdoti. I vescovi portano l'enkolpion e la croce pettorale, i patriarchi due enkolpion e la croce.

croce processionale Croce montata su di un'asta e portata nelle processioni assieme agli esapterigi ed alle lampade.

croce di santificazione Piccola Croce - 20 - 30 cm. di altezza - di legno scolpito o metallo dotata di piedistallo

cucchiaino λαβίς Piccolo cucchiaio usato per distribuire l'Eucarestia ai fedeli, vd. lavìs.

cupola Di origine romana, simbolo della volta celeste, la cupola copre la parte centrale della chiesa. È decorata di norma con l'immagine di Cristo pantocrator.