Home

Testi liturgici

S.Atanasio

Testi vari

Glossario

Icone

Links

Bibliografia

Musica

Indice

Informativa privacy

q

quaresima τεσσαρακοστή Periodo di penitenza di durata variabile in preparazione di una grande festa. La Chiesa Bizantina conosce:

  1. La Grande Quaresima (ἡ μεγάλη τεσσαρακοστή ) che va dal lunedì successivo alla domenica dei latticini alla Grande e Santa Settimana. La domenica viene celebrata la Divina Liturgia di S. Basilio, il mercoledì ed il venerdì la Liturgia dei Presantificati, il sabato la Liturgia di S. Giovanni Crisostomo; gli altri giorni sono aliturgici; il venerdì si canta l'akathistos.

  2. La Quaresima degli Apostoli (τῶν ἁγίων ἀποστόλων ) , in preparazione alla festività degli apostoli Pietro e Paolo del 29 giugno e dei dodici apostoli il giorno seguente. Ha inizio il lunedì successivo alla domenica di tutti i Santi (domenica dopo Pentecoste) e termina il 28 giugno.

  3. La Quaresima della Dormizione di Maria (νηστεία τῆς ϑεοτόκου ) in preparazione di tale festa, ha inizio il primo agosto.

  4. La Quaresima di Natale (τῶν Χριστουγέννων ) che inizia quaranta giorni prima di tale festa, il 15 novembre. Talora viene detta di S. Filippo perché ha inizio nel giorno della festa del Santo.

 

 

r

rantistirion ραντιστήρι Piccola fiasca di metallo e con imboccatura molto stretta chiusa con un tappo con un foro finissimo usata per le aspersioni con rhodostagma.

rasòforo ῥασοφόρος Monaco al primo grado della vita monastica; non è necessariamente un novizio, in quanto un monaco può restare rasoforo per tutta la vita. Il rasoforo può diventare egumeno, i vescovi sono di norma scelti tra questi e più raramente tra i megaloschimi.

ràson exòrason ἐξώρασον Mantello di colore nero, aperto sul davanti e con larghe maniche. È portato dal clero secolare e dai monaci sopra la tunica. Nell'uso greco è sempre nero Simboleggia la protezione divina e la purità dei costumi.

ravdhos ράβδος Bastone pastorale.

reliquie λείψανα Il corpo o parte del corpo, cose portate addosso o usate da un santo. Sono venerate come le icone, ricordano il santo.

rhodostagma ροδόσταγμα Acqua di rose usata per aspergere i fedeli e gli oggetti in determinate cerimonie.

ripìdia ῥιπίδιον Flabelli, esapterigi, posti abitualmente sull'altare vengono agitati sui Doni durante l'anafora.

rinnovamente, settimana del Ἑβδομάς τῆς Διακαινησίμου È quella che va dal giorno di Pasqua al sabato successivo, lo stesso che settimana luminosa.

rito L'insieme di consuetudini, testi, istruzioni liturgiche, tradizioni musicali, norme giuridiche, spiritualità, teologia, che informano il modo di essere cristiani di una frazione del popolo di Dio. La diversità dei riti in uso nelle Chiese cristiane è derivata dal cristallizzarsi delle diversità nella celebrazione del culto sorte nei primi secoli del cristianesimo per motivi geografici ed etnici. I riti sono distinti in occidentali ed orientali.

Gli occidentali sono:

I riti orientali sono:

I vari riti orientali, tuttora fiorenti sono usati indistintamente da cattolici ed ortodossi, e si sono diffusi con il tempo al di fuori dei territori di origine.

 

s

sacellario σακελλάριος Economo.

sagrestano κανδηλανάπτης Colui che è addetto alla custodia e pulizia del tempio e delle cose sacre.

sàkkos σάκκος Veste liturgica vescovile consistente in una corta tunica con maniche anch'esse corte, sontuosamente ornata ed aperta sui fianchi, che vengono chiusi con dei fiocchi, ornati a volte di sonagli. Deriva dalla tunica degli imperatori bizantini che inizialmente la concessero ai patriarchi. Dopo la caduta dell'impero fu progressivamente adottata da tutti i vescovi, che la usano nei solenni pontificali in luogo del felonion. Il nome allude ad un abito di penitenza, raffigura lo straccio di porpora posto sulle spalle del Salvatore. Simeone di Tessalonica a metà del XV sec. attribuiva il sakkos come distintivo ai patriarchi ed ai maggiori metropoliti, il polystavrion ai rimanenti metropoliti ed il solo omoforion portato sul felonion ai semplici vescovi. (Responsa ad Gabrielem Pentapolitanum quaestio XIX PG 155, 871d -872b)

saltèrio ψαλτήριον Libro contenente i salmi, psaltirion.

santuario ἱερατείον In una chiesa bizantina la zona dell'altare racchiusa tra l'iconostasi e l'abside. Vima.

sarantismos σαραντισμός Akoluthia di rendimento di grazie e benedizione di una donna il quarantesimo giorno dopo il parto

savanon σάβανον Grembiale indossato dal Vescovo per proteggere i paramenti nel corso di alcune cerimonie: lavanda dei piedi del Giovedì santo e Consacrazione di un altare. Di colore bianco simboleggia la sindone che avvolse il corpo di Cristo. Le rubriche usano lo stesso nome per indicare il vestito che il neofito deve indossare dopo il Battesimo.

schimatològhion σχηματολόγιον Libro liturgico contenente le akolutie riguardanti le diverse professioni religiose.

settimana luminosa o del rinnovamento διακαινήσιμος ἑβδομάς La settimana dopo Pasqua.

sìmandro o simantirion σήμανδρον o συμαντήριον Barra di ferro o di legno percossa con un martello usata nei monasteri in luogo delle campane, apparse a Costantinopoli soltanto nel X sec. Ne esistono due versioni. Un grande simandro, sospeso ad un traliccio e percosso con un maglio per segnalare gli esperinos, gli orthros e le altre officiature importanti, ed un piccolo simandro, talanton, portato a spalla per il monastero per segnare le ore minori. Il suono del simandro accompagna la Liturgia pasquale scandendo la lettura del Vangelo.

sinassàrio συναξάριον Sinonimo di typikon e di kanonarion di tutto l'anno. Contiene le vite dei santi per ogni giorno dell’anno.

sinàssi σύναξις 1) Commemorazione di alcuni santi, celebrata nel giorno successivo a quello di una festa importante di cui sono stati coprotagonisti, ad esempio la festa del Precursore celebrata il 7 gennaio, quella di Gabriele il 26 marzo, ecc..: 2) Riunione, assemblea

sincello σύγκελλος (che occupa la medesima cella) Religioso addetto alla persona del patriarca o del vescovo come segretario. vd. anche protosincello.

sinodo, santo ἱερά σύνοδος Organismo permanente formato dai metropoliti e vescovi che regge assieme al patriarca una Chiesa bizantina.

sitèrésion σιτηρέσιον v. adelphata. Anche il cibo quotidiano del soldato o la sua monetarizzazione.

skaramangion σκαραμάγγιον Drappo usato come copertura dell’altare al di fuori delle celebrazioni liturgiche.

skepi σκέπη Copricapo usato dalle monache.

skìti σκήτη Asceterio, il complesso costituito da un monastero e dalle case minori, in cui abitano due o tre monaci, che ne dipendono; può essere di tipo cenobitico o idiorritmico.

skevofilàce σκευοφύλαξ Monaco incaricato della custodia dei vasi sacri e delle reliquie.

skevofilakion σκευοφυλάκιον Locale a destra dell’altare adibito alla conservazione di vesti ed arredi liturgici.

skimbodion σκιμπóδιον Trono senza schienale.

skùfos σκοῦφος Copricapo cilindrico portato dal clero inferiore.

solèa σολέας Gradino da cui si eleva l'iconostasi. Da esso il sacerdote proclama il Vangelo, distribuisce l'Eucarestia ai fedeli ed amministra le benedizioni durante la Liturgia.

sphraghis σφραγίς Benedizione, segno di croce fatto dal vescovo istallante sul capo del nuovo superiore di una istituzione. Lo stesso rito compiuto dal superiore nell’insediamento degli altri officiali monastici.

stàlli v. stasidion

stasidion στασίδια Sedili per il coro ed il clero che non partecipa attivamente all'azione liturgica situati nell'estremità superiore della navata centrale.

stàsis στάσις (stazione) Nelle processioni, stazione con preghiere d'intercessione. Interruzione della recita di salmi o inni con la piccola litania.

stavroforo σταυρoφόρος Monaco microschimo, dalla croce di legno che riceve il giorno della sua professione.

stavropegìaco σταυροπηγιακόν Nel diritto ecclesiastico bizantino, monastero dipendente direttamente dal patriarca. In Oriente il monastero di norma dipende dal Vescovo nel cui territorio sorge; se per uno speciale privilegio è sotto la diretta giurisdizione del patriarca viene detto stavropegiaco perché questi vi «pianta la croce».

stavropegio σταυροπήγιον Cerimonia di piantare una croce nel luogo dove sorgerà una chiesa. Assieme alla benedizione delle fondamenta costituisce il cerimoniale della fondazione che spetta al Vescovo del luogo.

stàvrosis σταύρωσις Grande croce sagomata su cui è dipinta l'immagine del Cristo crocifisso, generalmente accompagnata dalle figure di Maria SS.ma e dell'apostolo Giovanni vd. lypira. È posta al culmine dell'iconostasi - in alternativa alla scena dell'Ultima Cena - o si eleva dietro l'altare.

stavrotheotokìon σταυροϑεοτοκιον Tropario che associa la Madre di Dio al mistero della Croce.

stefanoma στεφάνωμα (incoronazione) Rito del Matrimonio.

stichàrion στιχάριον Abito liturgico di tutti i sacri ministri. Vi sono due tipi di sticharion. Quello diaconale, è costituito da una larga tunica di tessuto ornato con maniche larghe e corte. Lo sticharion sacerdotale è più aderente al corpo, con maniche più lunghe e strette. È di tessuto liscio di cotone, lino o seta, in origine di colore bianco ora anche colorato, e termina con una balza ricamata. Entrambi simboleggiano la purezza e l'allegrezza spirituale di cui deve essere ripiena l'anima del ministro di Dio. E' portato, nella forma analoga a quella diaconale, anche dagli accoliti e suddiaconi.

stichiarica µέλος στιχηραρικὸν Modalità di canto più ornata della irmologica, ma meno della papadica. Ogni sillaba è cantata su due o tre note od anche più.

stichirà στιχηρόν Versetti, o ritornelli di poesia liturgica intercalati tra versetti dei salmi.

stichirarion στιχηράριον Libro o manoscritto che contiene gli stichira di tutto l'anno liturgico.

stichologhìa στιχολογία La salmodia del salterio per kathisma o per salmi, versetto dopo versetto. Sinonimo di kathisma.

stìchos στίχος (linea, per estensione verso poetico) 1) Versetto di salmo o di ode. 2) Striscia verticale che nelle icone orna la tunica di Cristo scendendo dalla spalla destra sino all’orlo.

stola v. epitrachìlion

studìti στουδίται Monaci del grande monastero costantinopolitano dello Stùdion fondato nel 468 circa dal console Studios, ma riformati da S. Teodoro. Praticavano in maniera attiva le opere di misericordia mantenendo ospedali ed ospizi per inabili, e curavano la copiatura dei manoscritti. Il monastero fu distrutto ed i monaci dispersi dopo la conquista mussulmana della città. Un ordine di monaci studiti è stato creato nel XIX secolo tra i Ruteni.

synaptì συναπτή Serie di invocazioni recitate una di seguito all'altra dal diacono od in sua assenza dal sacerdote. Le synapti sono due, la grande od irinikà, perché inizia con le parole «In pace preghiamo il Signore…», posta all'inizio della Divina Liturgia, ed una piccola di sole tre invocazioni.

synekdimos συνέκδημος Libro di preghiere della Chiesa Ortodossa per la devozione personale, ne esistono diverse redazioni.

syngeneia συγγένεια (affinità) Il rapporto spirituale esistente tra un individuo e parenti del suo coniuge, o più in particolare tra padrini e figliocci. La Chiesa ortodossa considera affinità un impedimento al matrimonio.

synodeia συνοδεία Gruppo di monaci viventi sotto la guida di un anziano o padre spirituale in una kalyve o skiti.

synodicòn συνοδικόν 1) Lettera, decreto od altro documento emanato da un Sinodo, particolarmente il decreto di nomina di un officiale ecclesistico. 2) Nella prima domenica di Quaresima, festa dell'Ortodossia - in cui si commemora il ripristino del culto delle immagini sancito dal concilio di Costantinopoli nell'842 - proclamazione di ortodossia recitata dal celebrante al termine della processione con le icone. 3) lettera di professione di fede che ogni patriarca neoeletto invia agli altri patriarchi.

syntagmation συνταγμάτιον Testo che nelle Chiese Bizantine indica il rango di ogni Vescovo, determinato dalla sede che occupa e non dall'anzianità di nomina.

synthronon σύνϑρονον Seggi per il clero concelebrante posti nell'abside a fianco del trono episcopale.

systatikon συστατικόν Lettere commendatizie concesse ad un sacerdote dal suo Vescovo.