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t

tabernacolo v. Artoforio.

tàlanton simandro portatile di legno.

tàphos τάφος (Sepolcro). Tavolo coperto da baldacchino, e ornato con stoffe, fiori e luci in cui il Venerdì della Grande e Santa Settimana viene deposto l'epitafios. Il «sepolcro» vuoto su cui viene deposto il libro dei Vangeli rimane esposto fino alla vigilia dell'Ascensione. È anche detto kuvuklion.

tassiàrca ταξιάρχης 1) Nei monasteri chi è preposto a regolare l'ordine delle sacre funzioni. 2) Appellativo degli arcangeli Gabriele e Michele in quanto comandanti delle schiere angeliche

taumaturgo ϑαυματουργός Titolo usato per molti santi distintisi per i loro miracoli

tàxis τάξις 1) Insieme di rubriche, ovvero istruzioni per le officiature, prescrizione liturgica od anche il libro che le contiene, diataxis. 2) syntagmation

templon τέμπλον Architrave sorretto da colonne, forma primitiva di iconostasi.

tempo, prendere il Chiedere il permesso, il sacerdote al vescovo o il diacono al sacerdote, per compiere un'azione liturgica.

teofanìa ϑεοφάνεια (manifestazione di Dio) Festa despotica che ricorre il 6 gennaio, una delle maggiori e più sentite feste dell'anno liturgico. Commemora il battesimo di Gesù nel Giordano ad opera del Precursore. In questo giorno viene celebrato il grande aghiasmos. È detta anche Epifania o festa delle Luci.

teomitòrica (festa) ϑεομητορικαί ἑορταί Nell'anno liturgico si dicono teomitoriche le feste che commemorano eventi della vita di Maria SS.ma, sono:

teretismata τερερισμὸς Sillabe prive di significato usate per prolungare il canto di un inno. Vd. kratima

teston Vaso utilizzato per il lavaggio dell’altare il Giovedì Santo e per il lavaggio dei veli sacri.

tetraevangèlio τετραευαγγέλιον I quattro evangeli letti tutti di seguito alle Ore dei primi quattro giorni della Settimana Santa.

tetrapòdio τετραπόδιον Tavolino a quattro gambe usato nelle più diverse akolutie per sostenere oggetti o libri.

thalassìdion ϑαλασσίδιον recipiente sotto l’altare o nel santuario in cui viene versata l’acqua usata per il lavaggio dell’altare o per il battesimo

theotokìon ϑεοτοκίον Tropario o stikirà in onore della Madre di Dio.

theotòkos ϑεοτόκος Madre di Dio, appellativo conferito a Maria dal Concilio di Efeso nel 431 usato abitualmente nella Chiesa bizantina. In genere accompagnato dall'attributo iperaghìa, santissima.

thermarion ϑερμάριον Recipiente per contenere lo zeon.

thringion ϑριγγίον Rivestimento, in genere d'argento, donato ad una icona in segno di ringraziamento e pietà. E' più noto il termine russo "riza"

thymiatìrion ϑυμιατήριον incensiere.

thyranoixia ϑυρανοίξια (apertura delle porte) Inaugurazione di una chiesa.

thysiastìrion ϑυσιαστήριον Altare.

tono v. Ikos.

Tre Gerarchi I santi Basilio il grande, Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo celebrati insieme il 30 gennaio come Maestri e Padri della Chiesa.

trapeza τράπεζα 1) Refettorio monastico. 2) Αγία Τράπεζα è l’altare

trapezophorion τραπεζόφορον Tovaglia superiore dell'altare. v. ependite

treni v. epitàfios thrinos

triadikà τριαδικά Inno seguente l'alleluia dell'inizio dell'orthros dei giorni feriali e rimpiazzante l'apolytikion del giorno.

tricerio v. Dicerio.

tricherusa τριχεροῡσα (dalle tre mani) Variante iconografica dell’Hodigitria. Secondo una biografia S. Giovanni Damasceno avrebbe avuto risanata la mano fattagli tagliare dall’imperatore Leone III, grazie alle preghiere davanti all’icona della Madre di Dio. A seguito di ciò Giovanni avrebbe fissato sull’icona una mano d’argento.

trichokuria τριχοκουρία Tonsura, taglio dei capelli in forma di croce come dedizione a Dio del neobattezzato

Trinità, icona della SS.ma L'icona raffigura tre angeli seduti attorno ad una tavola apparecchiata per il pasto. Sono i tre visitatori di Abramo (Gen. 18,1). L'esempio più antico risale alla metà del IV sec. e si trova nelle catacombe della via Latina. Celeberrima la rappresentazione di A. Rublëv. Quando nella scena appaiono altri personaggi - Abramo e Sara - viene più propriamente definita Ospitalità (filoxenia) di Abramo.

triòdion τριῴδιον 1) Canone di tre odi. 2) Periodo di dieci settimane le cui prime quattro (domenica del fariseo e del pubblicano, domenica del figliol prodigo, domenica di carnevale e domenica dei latticini) sono di graduale preparazione al digiuno della grande Quaresima. 3) Libro contenente le officiature del periodo, detto anche triodion kataniktikòn (di compunzione).

trisàghion τρισάγιον Antichissimo inno cantato al concilio di Calcedonia nel 451 e tuttora in uso nell'officiatura anche al di fuori della Divina Liturgia. «Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi di noi pietà.»

trisàghio nekròsimo τρισάγιον νεκρώσιμον Akoluthia celebrata in commemorazione e suffragio di un defunto il 3°, 9°, 40° giorno dalla morte e nei successivi anniversari, in cui si benedicono e distribuiscono i koliva. Può essere richiesto dai fedeli ogni volta che lo desiderano in commemorazione dei propri cari. non può essere celebrato nelle feste despotiche, dal sabato di Lazzaro sino al sabato di S. Tomaso e nella festa della Dormizione.

triskelion τρισκέλιον Sostegno per l'esposizione di un'icona.

trithekti τριϑέκτη Nome dato alle due ore di terza e sesta unite insieme in una unica officiatura durante la Grande Quaresima.

trono ἡ ἄνω καϑέδρα 1) Seggio del vescovo durante le Liturgie pontificali, si trova dietro l'altare al centro dell'abside elevato su alcuni gradini. Un altro trono (despoticon o archieraticós thronos) posto nel lato destro della navata centrale, coperto da baldacchino e soprelevato di due o tre gradini è utilizzato dal Vescovo quando assiste a un rito senza celebrare. Un altro seggio mobile viene posto al centro della navata ed è utilizzato nella prima parte della Liturgia. Al disopra del seggio fisso di norma è posta una icona di Cristo Gran Sacerdote e Re dei Re. 2) Nome talvolta usato per l'antiminsion.

tropario τροπάριον Breve composizione poetica cantato nella Divina Liturgia o in una akoluthia.

trullano, concilio Il 6° concilio ecumenico ha preso il nome dalla sala del palazzo imperiale detta del trullo (cupola) in cui si è tenuto nel 680 a Costantinopoli. Ha preso lo stesso nome un successivo concilio locale, detto anche quinisesto, svoltosi nel 692 che ha dettato norme per il culto divino ed il canto liturgico che sono tuttora osservate dalla Chiesa bizantina.

tunica ἐσώρασον Veste portata da tutto il clero; generalmente di colore nero può essere anche grigia, turchina o di altro colore. vd. Andirion. È simbolo di allegrezza e giustizia.

Tutti i Santi La Chiesa Bizantina commemora tutti i Santi di cui non si conosce il nome collettivamente la domenica dopo Pentecoste.

typikà τυπικά 1) Breve ufficiatura inserita tra l'ora sesta e la nona, composta principalmente dai salmi 102 e 145 e dai makarismì. In determinati giorni e festività possono sostituire le antifone della Divina Liturgia. 2) In alcune Chiese prende questo nome una officiatura ricalcata sulla struttura della Divina Liturgia, ovviamente senza la Consacrazione, che può essere guidata da un diacono, un lettore o addirittura un laico stimato e che viene celebrata quando non sia disponibile un sacerdote. Se è condotta da un diacono può avere luogo la distribuzione dell'Eucarestia consacrata in una Liturgia precedente. L'uso non è universalmente accettato.

typikòn τυπικόν 1) “Regola” di un monastero. Di norma imposto dal fondatore, governa i più minuti particolari della vita dei monaci e delle officiature liturgiche. 2) Libro liturgico contenente le indicazioni per le sacre officiature, o genericamente l'insieme delle istruzioni relative. La Chiesa di Costantinopoli e quelle di tradizione greca, ad eccezione dei monasteri dell'Athos, utilizzano il Typikon detto della "Grande Chiesa" che risale alla riforma liturgica del 1838, la Chiesa russa e quelle ad essa collegate utilizzano un diverso Typikon di origine sabaitica.



u

uova di struzzo, Vengono appese a catenelle come ornamento di chiese; simboleggiano la cura di Dio per il Suo popolo.



v

vactiria βακτηηρία Bastone pastorale.

vasi sacri Il calice, il diskos, l'asteriskos, la lancia ed il cucchiaino. Nel rito bizantino i vasi sacri non vengono consacrati con una cerimonia apposita, ma vengono resi tali per contatto con i Sacri Doni al primo utilizzo.

veli (santi) I veli che coprono il diskos ed il calice: kalimma

velo (monastico) Epanocalymafchion.

vespro v. Esperinos.

veste luminosa ὁ χιτὼν φωτεινός o ἡ φωτοειδὴς στολή È la veste bianca di cui è rivestito il neobattezzato, segno della luce della grazia.

vesti liturgiche Nella celebrazione della Divina Liturgia ed in alcune akolutie maggiori il sacerdote indossa nell'ordine: sticharion, epitrachilion, zonì, se ne ha diritto epigonation, quindi epimaniki e da ultimo il felonion. Nel mattutino, nel vespro ed in alcune altre akolutie il sacerdote indossa solo l'epitrakilion e il felonion. In altri casi è previsto il solo epitrachilion sul rason. Il vescovo indossa in luogo del felonion il sakkos quindi l'omoforion, la mitria e l'encolpion. Il vescovo può anche decidere di celebrare la Divina Liturgia indossando il felonion su cui sovrappone l'omoforion. Il diacono indossa lo sticharion gli epimanikia e l'orarion.

vigilia παραμονή Giorno precedente una importante festa despotica o teomitorica, anche proeortion.

vìma βήμα (tribunale, da salire poiché al tribunale si saliva) È la zona del presbiterio, oltre l'iconostasi, al cui centro sorge l'altare. Vi trovano posto anche l'altare della protesi ed il diaconikon. È riservata al clero ed i laici non vi possono entrare senza valido motivo. Termina di norma in un abside, al cui centro nella chiesa cattedrale sorge il trono del vescovo, affiancato dal synthronon per gli altri celebranti. È detto anche santuario.

vimataris βηματάρης Sacrestano.

vimitarissa βηματάρησσα Icona mariana miracolosa del "tipo" di odigitria conservata nel monastero di Vatopedi. È detta anche Ktitorissa.

vita angelica ἀγγελικός βίος Lo stato monastico.



x

xeniteia o xenia ξενιτεία Forma di ascesi consistente nel vivere in una località straniera di cui non si conoscono la lingua e le usanze. E' probabilmente derivata da xenia la fondazione dell'abbazia di Grottaferrata da parte di S. Nilo.

xerofagia ξηροφαγία Pratica ascetica consistente nel nutrirsi di cibi secchi, astenendosi dalle bevande.

 



y

ypakoï ὑπακοὴ Tropario dei kathismi utilizzato la domenica e in alcune feste da ascoltare con “attenzione” particolare e perciò in piedi.

ypogonàtion ὑπογονάτιον v. Epigonation.

ypapantì ὑπαπαντή Dal greco «incontro» commemorazione dell'incontro di Gesù con il suo popolo rappresentato da Simeone. Ricorre il 2 febbraio, e corrisponde alla festa della Purificazione latina. È festa despotica.

yphasma ὕφασμα Stoffa con l’immagine o semplicemente il nome di uno degli Evangelisti posto ad ognuno degli angoli dell’altare al momento della consacrazione sotto la katasarkion.

ypertimos ὑπέρτιμος (molto onorevole) Titolo onorario di un metropolita.

 



z

zèon ζέον Un piccolo recipiente e l'acqua bollente in esso contenuta che viene versata nel calice prima della comunione. Simboleggia l'ardore dello Spirito Santo comunicato ai fedeli con la partecipazione al banchetto eucaristico.

zòni ζώνη Cintura costituita da una stretta fascia di tessuto per sostenere lo sticharion. Simboleggia la fortezza e la purezza. 2) Fascia di tela nera per il clero secolare e di cuoio per i monaci per stringere le veste alla vita. In alcune Chiese gli alti dignitari usano sovente una fascia viola o rossa. La cintura del monaco è di pelle di animale morto per ricordargli la rinunzia al mondo e la caducità delle cose terrene. La cintura simboleggia la mortificazione delle passione e la prontezza al servizio di Dio e del prossimo.

zostikon ζωστικό vd. anderìon